La fibromialgia e’ una condizione  clinica  dolorosa già da tempo conosciuta, probabilmente  fin dai tempi di Ippocrate, la cui prevalenza stimata è compresa tra il 2-3% e l’8% della popolazione e che può arrivare ad assumere un impatto molto rilevante sulla qualità di vita di molti pazienti.

La malattia, cui solo di recente la comunità scientifica ha attribuito  un riconoscimento formale  è caratterizzata da “dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, spesso associata ad astenia, disturbi del sonno, problemi cognitivi (es. di attenzione, di memoria), problemi psichici (es. ansia, depressione), e ad un ampio insieme di sintomi somatici e neurovegetativi”.

La Regione Emilia Romagna ha pubblicato nel 2018 un documento riguardante le  Linee di indirizzo sulla diagnosi e trattamento della fibromialgia.

L’approccio terapeutico maggiormente appropriato è multidisciplinare, basato su un programma individualizzato di cura che include diverse tipologie di interventi: educativi, farmacologici e non farmacologici. Tra i trattamenti non farmacologici previsti dal documento viene considerata appropriata l’attività fisica a secco ed in acqua.