Dott. Matteo Pennisi

La vitamina D influenzando i processi di acquisizione della massa ossea sia direttamente, contribuendo alla regolazione del metabolismo fosfo-calcico, che indirettamente stimolando lo sviluppo del tessuto muscolare, rappresenta un importante elemento regolatore dell’omeostasi dell’organismo.

Normalmente l’ipovitaminosi D è chiamata in causa nella malattia osteoporotica dell’adulto, ma  può anche essere presente con una discreta frequenza nella popolazione pediatrica.

La FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) nel 2015 a tal proposito ha prodotto un documento pubblicato sugli Atti del XXVII Congresso Nazionale SIPPS (Società Italiana di pediatria preventiva e sociale)  con il quale si evidenzia come dai dati disponibili la carenza di vitamina D in eta’ pediatrica sia abbastanza frequente.

Nel documento in oggetto viene riportato come “gli studi epidemiologici disponibili evidenziano un’elevata prevalenza di ipovitaminosi D (superiore al 50%) su tutto il territorio italiano durante le varie epoche dell’età pediatrica. Gli adolescenti sono particolarmente a rischio di ipovitaminosi D.”

Lo studio in oggetto riporta come in Italia i dati  mostrinp un’elevata prevalenza di deficit ed insufficienza di vitamina D sul territorio e come “Tali percentuali sembrano non variare significativamente in base alla latitudine”.

“La Society for Adolescent Health and Medicine sottolinea come il deficit di vitamina D sia particolarmente diffuso durante l’adolescenza e come questa condizione possa interferire negativamente con i processi di acquisizione della massa ossea, con possibile alterazione del picco di massa ed aumento del rischio di osteoporosi nella vita adulta.”

Viene inoltre raccomandato di prestare particolare attenzione agli apporti di vitamina D durante il periodo adolescenziale.

Inoltre per i bambini e gli adolescenti con deficit accertato di vitamina D si consiglia un trattamento con 2.000 UI/die o 50.000 UI/settimana di vitamina D3 o D2 per 6-8 settimane (8 settimane negli adolescenti) al fine di ottenere uno stato vitaminico D sufficiente [livelli di 25(OH)D > 30 ng/ml].

E’ inoltre riportato da altri studi come nel soggetto scoliotico, dove le vertebre  subiscono una deformazione da cedimento strutturale del corpo vertebrale, sia stata rilevata una discreta incidenza di carenza di Vit. D.

Diversi studi hanno nel tempo valutato la relazione tra densità ossea ed il metabolismo osseo negli adolescenti affetti da scoliosi idiopatica.

In uno studio di Batista ed al. Pubblicato sulla rivista Scoliosis  nel 2014 è riportato  come  il 91% dei pazienti con scoliosi idiopatica presentasse un basso livello di Vit. D, mentre nel gruppo  di controllo di soggetti non affetti da scoliosi solo il 63,3% dei soggetti mostrava un livello anormale di Vitamina D.

In uno studio di Xin-Feng Li ed al. Pubblicato su Eur Spine J Del 2008 si riporta come la prevalenza della osteoporosi nella scoliosi idiopatica sia approssimativamente del 20-38%, valori più elevati che nella popolazione pediatrica generale e negli adolescenti.

In due recenti studi (Hung 2005 e Lee del 2005) si è evidenziata una significativa associazione tra i gradi dell’angolo Cobb e la progressione della curva rispetto ai valori di BMD (Bone Mineral Density) nei pazienti con scoliosi idiopatica.

Un altro studio di Li ed al. Pubblicato su Eur Spine J nel 2008 evidenzia inoltre come negli adolescenti trattati in quanto affetti da  scoliosi idiopatica oggetto dello studio, nei soggetti con riscontro di osteopenia si sia rilevata una maggiore durata di trattamento con corsetto ed una scoliosi in età adulta più grave rispetto ai soggetti senza osteopenia.

Sarebbe quindi opportuno , alla luce dei dati presentati, che vengano svolti ulteriori studi ed approfondimenti sull’argomento e che nel frattempo in caso di riscontro di scoliosi idiopatica evolutiva della gioventù e dell’adolescenza, venga eventualmente anche considerata dal clinico specialista (in aggiunta a tutti gli altri parametri) anche la presenza di un potenziale deficit di Vitamina D, condizione che potrebbe rappresentare un elemento aggiuntivo di debolezza del tessuto osseo, aggravandone quindi potenzialmente il processo di deformazione strutturale. Alcuni studi inoltre ipotizzano la possibilità che una valutazione della BMD nei soggetti scoliotici potrebbe in alcuni casi rappresentare un ulteriore elemento di prognosi di potenziale utilizzo.

Bibliografia:

– Gruppo di lavoro Società Italiana di Pediatria (SIP)
Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) In collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) – Coordinatori Giuseppe di Mauro e Giuseppe Saggese.

Vitamina D in età pediatrica.– Atti del XXVII Congresso Nazionale SIPPS//Consensus 2015

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